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domenica 28 dicembre 2014

L'ascolto dell'analista.Testimonianza di Suzanne Hommel.



 Gestapo come geste à peau
  Il breve racconto di Suzanne Hommel, psicanalista dell’Ecole de la Cause Freudienne e dell’AMP, evoca una seduta con Lacan avvenuta nel 1974. E’ il frammento di una testimonianza intorno alla pratica clinica, al lavoro della parola e del significante.
 L’ascolto dell’analista restituisce un altro senso al corpo, alla carne, alla pelle. L’inconscio talvolta è a fior di pelle. Dal significante Gestapo ritorna per via acustica geste à peau: la carezza di Lacan è un gesto che si scrive sulla pelle, un gesto a pelle. Non rimane senza effetti (Giancarlo Ricci).
   Ma è anche la voce di Hommel - rauca, lontana, affaticata - a colpirci. Viene da lontano, da un'altra regione, da una memoria che stenta a ritrovarsi, che resiste ad affacciarsi al ricordo. 
  La testimonianza è tratta dal film di Gérard Miller “Rendez-vous chez Lacan” (2011).

mercoledì 17 settembre 2014

AUTORIZZARSI e AUTORITA'. Di Giancarlo Ricci


Pubblichiamo la prima parte dell'articolo di Giancarlo Ricci su "Autoritas e autorizzarsi" relativo allo statuto dello psicoanalista. L'articolo è uscito presso il  4° numero dei Quaderni LETTERA dedicato a "Cura e soggettivazione" (Mimesis, 2014). 

“Come sperare di far riconoscere uno statuto legale a un’esperienza di cui non si sa neppure rispondere?”. In questa radicale e decisa considerazione che Jacques Lacan rilancia in un intervento successivo alla celebre “Proposta del 9 ottobre 1967”, l’accento è posto sulla consistenza giuridica, addirittura legale, dell’esperienza analitica. Come risponderne oggi, dopo quasi mezzo secolo? 
I tempi sono parecchio cambiati da quegli anni lontani eppure così fondativi. Se gli scenari sociali, istituzionali, giuridici (la Legge Ossicini) sono mutati, le questioni che rimangono aperte in merito allo statuto dello psicanalista, alla sua formazione, al suo riconoscimento sono quanto mai attuali. 
Soffermiamoci sulla frase iniziale di Lacan. In sintesi egli si interroga intorno alla possibilità di fondare un’esperienza, quella psicoanalitica, che abbia a pieno titolo una consistenza giuridica. Nelle annotazioni che seguono proponiamo  alcune riflessioni relative alla differenza tra due concetti basilari del diritto, quello di potestas e di auctoritas.
    Nella loro distanza infatti scorgiamo alcuni interessanti elementi che possono contribuire alla riflessione sull’esperienza dello psicoanalista. Ci sembra infatti che un’elaborazione analitica dello statuto dello psicoanalista non possa fare a meno di passare dalla differenza tra potestas e auctoritasPartiamo da alcune notazioni generali. Il diritto allo stato puro consiste nell’esercizio della potestas, ossia del potere di decidere, di nominare, di istituire una legge o una norma. Nel diritto romano, in alcuni casi era anche il potere di vita o di morte su qualcuno. Invece l'auctoritas, semplificando, indica un potere attribuito, supposto, e quindi si svolge sul versante dell’effettualità: è quell’istanza al quale rivolgiamo la nostra domanda sperando di ottenere una risposta efficace, feconda, in un certo senso improntata alla nostra soggettività e al modo con cui percepiamo l’Altro. Balza agli occhi la prossimità tra il concetto di  auctoritas e quello di soggetto supposto sapere  elaborato da Lacan a proposito della struttura del transfert.
E' interessante notare, parallelamente, che sul piano della teoria del diritto, il concetto di auctoritas presenta alcune contraddizioni e paradossi. È come se il diritto non potesse fare a meno di recepire la questione del transfert e cercasse una soluzione logica per neutralizzarla, per desoggettivarla in nome di un universalismo. Per definizione l'auctoritas  è la proprietà dell'auctor, cioè della persona (per esempio il pater familias ) che interviene per conferire validità giuridica all’atto di un soggetto. Auctor - precisa Benveniste - è “colui che promuove, prende un’iniziativa, che è il primo a produrre una qualche attività, colui che fonda”.  Auctor proviene dal verbo augeo, ossia aumentare, accrescere, “far esistere”, “produrre qualcosa dal proprio seno”. 
Giorgio Agamben nel suo lavoro Stato di eccezione, dopo aver considerato il tema della festa, del lutto e dell’anomia, dedica un paragrafo alla problematica relativa alla dialettica tra autoritas e potestas. Per esempio annota: “È sufficiente riflettere sulla formula auctor fio (diventare autore) e non semplicemente auctor sum (sono autore) per rendersi conto che essa sembra implicare non tanto l’esercizio volontario di un diritto, quanto il realizzarsi di una potenza impersonale nella persona stessa dell’auctor”. E più avanti propone un’interessante considerazione: “Ogni autore è sempre co-autore: l’autoritas non basta a se stessa: sia che autorizzi, sia che ratifichi, essa suppone un’attività estranea che essa convalida”. Se leggiamo queste parole nel contesto relativo all’autorizzarsi in quanto analista, scorgiamo la necessità logica di un’associazione psicanalitica. “L’autoritas infatti non basta a se stessa”. Esattamente come l’autorizzarsi analista da solo risulterebbe problematico.

lunedì 21 luglio 2014

IL LAVORO ONIRICO SECONDO FREUD. Di Giancarlo Ricci


Nella notte tra il 23 e 24 luglio 1895, a Bellevue, Sigmund Freud dichiara di essere riuscito a interpretare compiutamente il sogno dell'interpretazione a Irma. 
Oggi, 24 luglio 2014, dopo 120 anni, G . Ricci ne parla in una trasmissione di WIKIRADIO su RADIO TRE.




Per diversi anni Freud trascorre con la famiglia la villeggiatura estiva a Bellevue, quasi fosse un luogo in cui sorgono altre immagini e soprattutto altre idee. "Le mattine e le sere sono incantevoli; profumano anche le acacie e i gelsomini, sbocciano le rose canine e tutto accade all'improvviso. Non credi - chiede a Fliess - che sulla casa un giorno si potrà leggere questa lapide: In questa casa il 24 luglio 1895 al Dr. Sigm. Freud si svelò il segreto del sogno? Ma per ora le prospettive sono minime".  
    Proprio in quei giorni da Bellevue annuncia all'amico Fliess che ha incominciato a redigere un' "esposizione sommaria" del suo progetto di psicologia generale: "Il mio cervello riposato ora risolve come per gioco le difficoltà finora accumulate". In quella  giornata di luglio, dopo aver lungamente analizzato un proprio sogno (quello dell'"iniezione a Irma"), riconosce con soddisfazione di aver portato a termine compiutamente e per la prima volta, un'interpretazione. E' un lavoro inaugurale. Bellevue diventa il luogo che apre una nuova fase di ricerca, nonostante le inquietudini e i tentennamenti. 
La fantasia relativa alla lapide che avrebbe dovuto inscrivere sulla pietra l'avvenuta decifrazione del "segreto del sogno", si realizzerà nel 1977, quando a villa Bellevue fu effettivamente affissa quella lapide con le parole immaginate da Freud. "Si pensa a quel paesaggio e a Freud che lo guardava - annota Claudio Magris in Danubio - leggendo nei profili curvilinei della città lontana una mappa dei meandri interiori, mai esplorati del tutto."

martedì 3 dicembre 2013

DOVE SI NASCONDE LA SALUTE di Giancarlo Ricci


Tutto il nostro sapere deriva dal cielo, affermava con un aforisma lo psicanalista Jacques Lacan. Oggi il sapere medico sembra non abiti più nel cielo delle idealità: la scienza medica enfaticamente ci ricorda quotidianamente che la nostra salute è sempre provvisoria, eventuale, probabile.
 Il concetto stesso di salute è diventata una costellazione dai contorni vaghi, indefiniti, addirittura contraddittori. L'immaginario sociale, pervaso dal più sano scientismo, è frastornato da statistiche, da diagnosi sempre più comprovate, da tecnologie miracolose, da farmaci portentosi, da scenari avveniristici dove sarà impossibile ammalarsi di qualcosa perché già tutto è stato previsto e riparato. 
    Come proponeva un importante libro del filosofo Hans-Georg Gadamer dal titolo Dove si nasconde la salute  (Cortina Editore), oggi quasi lo abbiamo dimenticato: ammirando l'avanzamento delle nuove bio e neuro ingegnerie, gli imminenti  miracoli della genetica, i risultati di alchimie farmacologiche, abbiamo forse dimenticato l'essenziale: dove si nasconde la salute? Ma che cosa è la salute, come la curiamo, come trattiamo il nostro corpo e la nostra psiche? Quale relazione tra la parola e l’inconscio? Sono domande cruciali che Hans-Georg Gadamer sviluppa ed esplora. "La cura della salute - afferma - è un fenomeno originario dell'essere umano". E giustamente parla del "guaritore ferito", di quell'antico quanto irrealizzabile sogno di padroneggiare la morte e quindi dominare la vita. Se tale furor sanandi giungesse a compiersi la società sarebbe cartesianamente abitata da macchine viventi, da "replicanti", da esseri bionici. E la società stessa verrebbe regolata da un principio biopolitico. Il dibattito che sta sorgendo intorno alla nuova versione del DSM V va proprio in questa direzione. 

lunedì 10 giugno 2013

PSICANALIZZARE, EDUCARE, GOVERNARE: MESTIERI IMPOSSIBILI. Di Giancarlo Ricci


Una celebre frase di Sigmund Freud osserva che ”quello dello psicanalizzare sembra essere il terzo dei mestieri impossibili il cui esito insoddisfacente è evidente. Gli altri due, noti da tempo, sono quelli dell’educare e del governare”. Psicanalizzare, educare, governare sono dunque pratiche impossibili. Eppure mai come in questa stagione il tema dell’ingovernabilità balza costantemente agli onori della cronaca: nella politica così come nel pensiero progettuale, nell’informazione così come nelle idee relative a un presunta  realtà. Qualcosa immancabilmente sfugge, si frammenta, si sottrae alla pensabilità. Non siamo più padroni in casa nostra.
La psicanalisi insegna che l’esperienza della impotenza comporta una preziosa fecondità, l’occasione per  interrogarsi intorno allo statuto dell’umano, abitarlo fino in fondo senza protesi, orpelli, mascherature, tutori, alibi, astuzie della ragione. Il nodo rimane quello della libertà. Sembra paradossale ma è proprio l’esperienza dell’impotenza e del limite a costituire la condizione della libertà.

L’esperienza del limite esige l’istanza della responsabilità. Era Freud a ricordare più volte che la vera potenza è quella del ritorno del rimosso. E che qualcosa che viene espunto dal simbolico (dalla parola) ritorna dal reale e ci travolge inesorabilmente. Oggi non c’è solo il trionfante fantasma dell’onnipotenza tecnologica a esibirsi, ma diverse e variegate forme di onnipotenza: quella della certezza morale, quella narcisistica, quella ideologica, quella dei saperi ben disciplinati, quella delle certezze impeccabili esibite in alta uniforme e tante altre. È così difficile capire che la certezza nutrita di onnipotenza è una figura del punto cieco, dello scotoma, della bulimica negazione della differenza?